Giornata mondiale dell’Alzheimer 2025 ‒ intervista alla dottoressa Beatrice Casoni

Aggiornato il 22 Settembre 2025
Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita per sensibilizzare su una malattia neurodegenerativa in forte crescita. Nell’intervista rilasciata a ItalianiNews, la dottoressa Beatrice Casoni (NeuroSalus) ha illustrato sintomi precoci, fattori di rischio modificabili, strategie preventive e novità terapeutiche, tra cui anticorpi monoclonali e Stimolazione Magnetica Transcranica, sottolineando l’importanza di diagnosi tempestiva e supporto multidisciplinare.
In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer la dottoressa Beatrice Casoni ha rilasciato un'intervista a ItalianiNews: scopri di più sulle parole della Dottoressa Casoni in tema di Alzheimer.

Giornata Mondiale dell’Alzheimer: importanza e ruolo della prevenzione

Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Alzheimer’s Disease International. Una data simbolica per sensibilizzare l’opinione pubblica su una malattia neurodegenerativa in continua crescita, che impatta profondamente non solo sui pazienti, ma anche sulle famiglie. In occasione di questa ricorrenza, ItalianiNews ha intervistato la dottoressa Beatrice Casoni, psichiatra presso il Poliambulatorio Erresse di Ferrara e membro del team NeuroSalus.

Nell’intervista del 21 settembre 2025, la dottoressa ha fatto chiarezza su sintomi precoci, fattori di rischio, strategie di prevenzione e innovazioni terapeutiche che possono migliorare concretamente la qualità della vita.

Sintomi iniziali dell’Alzheimer da non sottovalutare

Come ha spiegato la dottoressa Casoni, la malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, con un esordio che si verifica generalmente dopo i 60 anni. In alcuni casi può comparire anche prima.

L’accumulo di proteine neurotossiche, come la beta-amiloide, danneggia progressivamente le connessioni tra le cellule cerebrali. I sintomi iniziali includono perdita della memoria a breve termine, difficoltà di linguaggio, disorientamento, confusione e talvolta sintomi depressivi.

È fondamentale distinguere il normale invecchiamento da segnali d’allarme più seri: dimenticare frequentemente nomi di persone care, smarrire oggetti di valore, avere comportamenti ripetitivi o perdere l’orientamento in luoghi noti. «In presenza di questi segnali – sottolinea la dottoressa – è fondamentale rivolgersi al proprio medico per valutare la situazione e intervenire precocemente.»

Fattori di rischio modificabili: prevenire per rallentare la malattia

L’Alzheimer non è una condizione inevitabile: secondo la dottoressa Casoni, diversi fattori di rischio possono essere modificati per ridurre la probabilità di sviluppare la malattia.

Tra questi rientrano l’età avanzata, la familiarità (soprattutto genitori e fratelli affetti), le malattie cardiovascolari, il diabete, la sedentarietà, il fumo, una dieta squilibrata e l’isolamento sociale. Sebbene non sia possibile azzerare del tutto il rischio, uno stile di vita sano può fare una grande differenza.

Fare movimento regolare, seguire una dieta mediterranea, mantenere attiva la mente con letture, giochi e relazioni sociali, dormire bene e tenere sotto controllo pressione, glicemia e colesterolo sono tutte abitudini che possono aiutare il cervello a rimanere più lucido più a lungo.

Terapie e speranze: nuovi farmaci e strategie efficaci contro l’Alzheimer

Ad oggi non esiste una cura definitiva per l’Alzheimer, ma la ricerca offre nuove speranze terapeutiche. Come spiegato dalla dottoressa Casoni, esistono farmaci in grado di rallentare l’evoluzione della patologia, come la rivastigmina, il donezepil e la memantina, spesso associati a farmaci sintomatici per trattare ansia, depressione e agitazione.

Le novità più promettenti arrivano dagli anticorpi monoclonali come lecanemab, approvato dall’EMA, e donanemab, approvato dall’FDA negli Stati Uniti, entrambi mirati alla proteina amiloide.

Tuttavia, questi trattamenti richiedono monitoraggio per i possibili effetti collaterali, come edema cerebrale e microemorragie. Oltre ai farmaci, la dottoressa ha evidenziato l’efficacia della stimolazione cognitiva (con esercizi guidati da neuropsicologi), dell’attività fisica, della socializzazione e del supporto psicologico per pazienti e familiari.

Infine, un ruolo sempre più rilevante è svolto dalla stimolazione magnetica transcranica (TMS), un trattamento non invasivo che, secondo recenti studi, può rallentare il declino cognitivo nei pazienti in fase lieve-moderata, contribuendo a mantenere più a lungo l’autonomia.

Un contributo importante per la divulgazione scientifica

La partecipazione della dottoressa Beatrice Casoni all’intervista pubblicata su ItalianiNews è motivo di soddisfazione per tutto il team di NeuroSalus. Il suo intervento rappresenta un contributo concreto alla divulgazione su un tema complesso come l’Alzheimer, e riflette l’impegno quotidiano del nostro centro nel rendere la conoscenza medica più accessibile e utile per pazienti e famiglie.

Intervista completa

Se vuoi leggere l’intervista integrale alla dottoressa Beatrice Casoni, la trovi direttamente qui sul sito di ItalianiNews.

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